
LA STRADA RACCONTA
di LUCA BONECHI
"Roma e Canterbury sono solo punti sulla mappa.
La vita é tutta sulla Via"
Questo libro non descrive semplicemente un percorso;
ne cattura l'anima profonda, trasformando la Via Francigena
in una dimensione esistenziale prima ancora che geografica.
Benvenuti in un viaggio narrativo, visivo e innanzitutto plurisensoriale lungo la Via Francigena. Che non é solo via o percorso, fuga dal mondo o basolato di pellegrinaggio. La Francigena é una macchina del tempo, una scorciatoia tra i continenti. É lastricata di passioni, conversioni, smarrimenti, purificazioni. Ed é il portale del riscatto. Perchè l’indulgenza (che, in qualche modo, é l’abilitazione al vivere) si ottiene solo nel viaggio su questa Via eraclitea. Che é anche fiume di terra e di pietra. E tutti i luoghi che tocca li riverbera, li nobilita, li tinge d’oro bizantino e li magnifica.
Dicono che questa rotta siderale (perché é intessuta di tutti i desideri dei pellegrini che l’anno battuta) abbia inizio a Canterbury e abbia fine a Roma.
E viceversa. Ma Roma e Canterbury, pur nella loro fosca o madornale grandezza, non sono niente.
Sono soltanto due puntini, l’alfa e l’omega su una mappa. Sono due stelle solitarie. Dunque, non sono niente. Come la nascita o la morte. Cosí che la Via diventa il tratto “da quella solitudine di stella a quella solitudine di stella” - come direbbe il poeta.
La vita, invece, é tutta sulla Via. E dicono che la Toscana sia la sua culla. Con le esperienze, il “capitale umano” e le infinite storie e la bellezza dei luoghi che toglie il fiato e le magie dei borghi e gli occhi franchi delle persone tosche. E i sogni di luce, le madonnine a confortare i muri dei crocicchi, i sorrisi del sole tra i cipressi. I silenzi.
Tutto si dipana, si consuma e rinasce in questa sponda tuscia della Via Francigena. E questo lo sa benissimo Luca Bonechi, ciclista e argonauta, protofondatore di isole velate e “porti di terra” lungo la Via-vita, la Via-fiume. La Via Francigena, appunto.
E che dire della bici? La bici per lui é insieme Pegaso e macchina narrante. Quando é in sella diventa eterno aedo, un affabulatore, la voce stessa dei luoghi che racconta. Genius loci, anzi Genius vocis. Un aedo che, grazie al cielo, non é cieco. Anzi, é dotato di sguardo lungo e lampante. Vede al volo cose che di solito noi non vediamo. Ma, per fortuna, poi ce le racconta.
E la bici tra le sue mani continuamente si trasforma e diventa di volta in volta rabicano e rocinante, lumaca (é cultore del viaggio lento) e cronovettore (ama le corse a capofitto tra i secoli), mongolfiera (coltiva lo sguardo verticale) e nuvola, a spasso per i cieli. Perchè la bici é essenzialmente leggerezza.
Luca Bonechi é l’autore di queste pagine meravigliose tra i luoghi più ammalianti della Francigena “toscana” ed é, soprattutto, impenitente e inesausto esploratore. Nessuno meglio di lui ci saprà condurre. E nessuno, meglio di Valter Ballarini, fulmineo ed elegante lentocipedista, sa tradurre tutto questo in immagini indimenticabili. Toccanti e lievi come i sogni.
Rodolfo Montuoro